La mirabile visione. Dante e la Commedia nell’immaginario simbolista

dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 (Museo Nazionale del Bargello)

La mirabile visione. Dante e la Commedia nell’immaginario simbolista, è il nome della mostra, dedicata alla fortuna dantesca nella seconda metà dell’Ottocento, che si terrà dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 a Museo Nazionale del Bargello. Sarà curata da Carlo Sisi con Ilaria Ciseri, con il contributo di storici dell’arte e della letteratura di Otto e Novecento che collaboreranno con un Comitato Scientifico composto da Emanuele Bardazzi, Ilaria Ciseri, Flavio Fergonzi, e Laura Melosi.

Dedicata alla complessa percezione della figura di Dante e della Divina Commedia nel contesto letterario tra Otto e Novecento, la mostra intende presentare una selezione di opere che, dalle correnti naturaliste agli influssi europei del Simbolismo, narrino lo straordinario catalogo di immagini – sublimi, mistiche e oniriche – che il poema dantesco offriva al mondo dell’arte. Articolata in sezioni, la mostra è concepita come una narrazione tematica e interdisciplinare per cui le opere esposte formeranno una stringente sequenza, collegando tra loro dipinti, sculture e i rimandi concettuali e letterari impliciti nella vicenda biografica e poetica di Dante: dalla vigilia del centenario del 1865, alla temperie simbolista e all’importante concorso bandito da Vittorio Alinari nel 1900 per l’illustrazione della Divina Commedia.

Alla vigilia del centenario dantesco che verrà celebrato nel 1865, la figura di Dante si identifica sempre più con l’idea nazionale sancita dagli esiti della politica risorgimentale, per cui Dante è definito “precursore della unità e libertà d’Italia” e come tale è rappresentato nei monumenti ufficiali che cominciano a popolare le piazze italiane, come quella di Santa Croce a Firenze, avallando una sorta di processo di identificazione civica ed etica che riconosceva in Dante “l’Italia tutta quanta; arte e scienza, memorie e speranze, colpe e sventure ...”. Apice di sentimenti che si sarebbe di lì a poco frammentato in una varietà di sperimentazioni alimentate dalla vivace dialettica fra le correnti naturaliste e gli influssi europei del Simbolismo, più inclini questi ultimi a ritrovare nella Commedia le matrici dell’inquietudine moderna, gli spunti per trasferire nella sensibilità contemporanea lo straordinario catalogo di immagini - turbate, sublimi, mistiche, oniriche - che il poema dantesco era in grado di offrire al mondo dell’arte. Il gusto e il pensiero dei preraffaelliti si rivolgeranno soprattutto ai fatti della vita del poeta, con l’intenzione di incarnare il sogno medioevale, consacrato dagli scritti di Ruskin, nella rappresentazione di una vicenda biografica esemplare non solo per il suo intrinseco valore ma anche per le suggestioni estetiche che in quegli anni venivano indicate a modello di vita dell’uomo contemporaneo.

Dante Gabriel Rossetti, che nel nome aveva assunto l’eredità della devozione paterna per il poeta, dipinge Il sogno di Dante (1871) ispirandosi alla Vita nova e stabilendo da allora, sul piano concettuale e stilistico, un canone di rappresentazione che tendeva ad armonizzare la difficoltà del concetto con la raffinata evocazione dei luoghi, dei costumi, degli arredi, componenti che diverranno dominanti nelle opere dei pittori anglosassoni rapiti nel ‘sogno’ fiorentino.

Sullo scorcio del XIX secolo, le celebrazioni indette per commemorare il VI centenario dell’elezione dell’Alighieri a Priore delle Arti nel governo della Repubblica fiorentina furono occasione di importanti iniziative collegate alle sorti della fortuna di Dante: nell’aprile del 1899 la Commissione esecutiva della Società Dantesca Italiana riprese infatti la Lectura Dantis in Orsanmichele, inaugurando la monumentale cattedra neogotica allestita, con esiti scenografici, da Enrico Lusini e Giacomo Lolli. Mentre, alle soglie del nuovo secolo, la stessa autorevole associazione avrebbe affidato le sorti di quella ‘primavera’ letteraria alla vena immaginifica di Gabriele D’Annunzio, prezioso commentatore del canto VIII dell’Inferno, e che sarà prefatore, nel 1911, della sontuosa edizione della Commedia edita da Leo Samuel Olschki. Nello stesso giro d’anni, il 9 maggio 1900, veniva bandito da Vittorio Alinari un concorso per l’illustrazione della Divina Commedia: le opere dei trentuno artisti partecipanti - e, fra questi, Alberto Martini, Galileo Chini, Duilio Cambellotti, Adolfo De Carolis, Giovanni Fattori, Alberto Zardo - furono esposte, nel giugno del 1901, nei locali della Società fiorentina di Belle Arti e fu chiaro a tutti come esse costituissero una significativa rassegna delle espressioni artistiche presenti in Italia nel passaggio fra Otto e Novecento, con in più il vantaggio di vederle ben presto riunite - dopo essere state tradotte in callotipie e autotipie - nei tre prestigiosi volumi che videro la luce fra il 1902 e il 1903.

Gli apprezzamenti e le polemiche sollecitati da questa impegnativa impresa coinvolsero non soltanto l’ambito artistico - principale protagonista messo alla prova in un momento di approfondita revisione dell’eredità ottocentesca e di sguardo inquieto sui contemporanei sviluppi dell’arte europea (in particolare di Auguste Rodin) - ma anche la compagine letteraria e degli studi storici, in prova che la figura di Dante e le pagine del suo poema costituivano ancora, alla vigilia delle Avanguardie, un’attuale e spesso controversa materia di confronto.