BELLEZZA E NOBILI ORNAMENTI NELLA MODA E NELL'ARREDO DEL SEICENTO

7 dicembre 2019 - 13 aprile 2020

PALAZZO DAVANZATI

Il persorso della mostra

Il Museo di Palazzo Davanzati conserva una delle più ricche e note collezioni di merletti e ricami oggi visitabili in Italia e con la mostra dal titolo Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell’arredo del Seicento intende ripercorrere la storia di un accessorio dell’abbigliamento divenuto ispiratore della moda e della produzione artistica di un’intera epoca.

L’idea dell’esposizione nasce dall’acquisizione, promossa dai Musei del Bargello per Palazzo Davanzati, di un rarissimo e inedito corpus di disegni per ricami e merletti databili alla prima metà del XVII secolo e apparsi sul mercato antiquario nel 2018. Si tratta di una delle più estese raccolte esistenti di disegni di merletti e ricami costituita da 105 fogli, centodue carte ad inchiostro e tre a grafite e sanguigna, giunte fino a noi in ottimo stato conservativo e attribuibili per la gran parte alla firma dello stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, un disegnatore di ambito meridionale dall’indubbio talento grafico la cui identità rimane ancora oggi ignota. Attorno a questi disegni si sviluppa il percorso della mostra che, allestita tra il piano di ingresso e il primo piano di Palazzo Davanzati, intende documentare lo stile prezioso ed elegante della moda e dell’arredo del Seicento, attraverso un suggestivo confronto tra la grafica e l’accurata selezione di abiti, accessori, dipinti, sculture, medaglie, libri, tessuti, merletti e ricami.

Si inizia dalla Loggia di ingresso, un tempo aperta e adibita a luogo di ritrovo per celebrare feste o trattare gli affari di famiglia, e oggi scenograficamente allestita con due “stanze delle meraviglie”, appositamente progettate per presentare al visitatore una significativa selezione di disegni messa idealmente a confronto, per l’affinità dei motivi decorativi, con alcune opere di produzione tessile e a scagliola. Sulle pareti laterali degli “stanze” o “scrigni” sono distribuiti 72 disegni – 18 per ognuno dei quattro lati –, disposti secondo un andamento verticale e una successione tale da far comprendere la ricchezza del corpus e l’utilizzo come campionario a cui attingere per scegliere differenti tipologie di ornamenti per abiti e non solo. Si susseguono così decine di modelli preparatori per punte di rifinitura di colletti, polsini, manichetti, ma anche di fazzoletti, tovaglie e grembiuli; ma non solo, si riconoscono anche gli studi per i bordi da applicarsi alle scollature delle camicie femminili e maschili e alle vesti liturgiche cosiddette “rocchetti”. Sono presenti tutte le tipologie dominanti nella produzione contemporanea di stoffe e ricami, mirabilmente disegnati per essere riprodotti ad ago o a fuselli per i diversi usi, come suggeriscono le note scritte a mano dal disegnatore. I disegni risentono di molteplici suggestioni e contaminazioni, dagli arabeschi di origine islamica alle raffigurazioni desunte dal mondo animale e vegetale, ricavate sicuramente da codici miniati, florilegi e bestiari. Motivi decorativi molto simili animano poi i due splendidi paliotti di altare scelti per la mostra, ed eseguiti con differenti tecniche. Il paliotto della Madonna del Letto (1601), già nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Pistoia, e attualmente conservato presso il Museo del ricamo della stessa città, è realizzato su un tessuto di fondo in raso color avorio, con ricami sia in seta policroma che in fili metallici, e caratterizzato da disegni naturalistici, che richiamano il nome di Jacopo Ligozzi, per la varietà di farfalle, bruchi, uccellini che albergano tra girali fitomorfi. Prossimo ai disegni del Samarco è anche un paliotto in scagliola di ambito carpigiano, proveniente dalla collezione di Bianco Bianchi, che riproduce a perfetta e illusoria imitazione un bordo a merletto come cornice superiore.

In questa sezione sono presenti anche due accessori dell’abbigliamento di grande raffinatezza. Dalle collezioni del museo Stibbert proviene una scarpa femminile, databile all’ultimo quarto del XVII secolo, in raso di seta rossa rivestito di un merletto a fuselli realizzato con filati d’oro e d’argento, che riproduce un motivo di fiori stilizzati e ventaglietti (Fig. 1). L’alto collo ornato da una linguetta, la punta del piede affilata e il tacco sottile e alto rendono la scarpa estremamente elegante, da indossare probabilmente su abiti non particolarmente lunghi che lasciavano intravvedere la preziosa scarpetta. Alle collezioni del Museo Nazionale del Bargello appartiene la borsa, databile ai primi anni del Seicento, di probabile manifattura inglese (Fig. 2). Le dimensioni ridotte, la forma a sacchetto e la preziosità della manifattura fanno supporre che la borsetta – nota col nome di sweet bag – servisse a contenere doni, secondo una pratica rilevata sia presso l’aristocrazia che la riempiva di monete, profumi, e gioielli, sia presso il clero che la utilizzava come contenitore di reliquie, incenso o piccoli libri. A fianco delle stanze, in due teche, sono conservati libri antichi e anastatiche a testimonianza della produzione dei modellari per ricami e merletti, iniziata in Italia nel primo Cinquecento con l’Esempio di reccammi di Giovanni Antonio Tagliente e proseguita fino alla metà del Seicento con le pubblicazioni di Bartolomeo Danieli. A questo filone editoriale, documentato in mostra da una rara edizione del Libro dei lavorieri di Aurelio Passarotti e da una edizione anastatica della Corona delle virtuose donne di Cesare Vecellio, dovette sicuramente ispirarsi il nostro Giovanni Alfonso Samarco per l’esecuzione dei suoi disegni (Figg. 3 e 4).

La mostra prosegue poi al primo piano, nella sala cosiddetta Madornale usata al tempo per uso di rappresentanza, e oggi impreziosita da un suntuoso “scrigno” espositivo che ospita la sezione dedicata alla raffigurazione del merletto nella ritrattistica. Tra i dipinti, quasi tutti provenienti dalle collezioni medicee delle Gallerie degli Uffizi, e realizzati dall’artista fiammingo e pittore di corte dei Medici, Giusto Suttermans, risalta il ritratto del principe Valdemaro Cristiano di Danimarca (1639) (Fig. 5). Il giovane figlio del re di Danimarca viene ritratto a soli 16 anni durante il suo soggiorno fiorentino alla corte medicea e sfoggia con eleganza l’armatura con decorazioni ageminate in oro, ingentilita da una bellissima fusciacca in seta bianca e azzurra e dal collare piatto a bavero con punte a merletto a fuselli molto vicine al repertorio grafico del modellario di Bartolomeo Danieli.

Altro prestito illustre è il ritratto della contessa Vittoria Bulgarini di Nicolas Régnier (1633-1640), proveniente dal Museo Civico d'Arte di Modena (Fig.6), dotata di uno straordinario colletto inamidato di grandi dimensioni merletto, sostenuto da una intelaiatura metallica. Il dipinto è un felice connubio tra l’acutezza fiamminga nella resa minuta dei merletti che ornano la veste e il naturalismo di fonte caravaggesca nelle ombre spiccate dalla luce sull’incarnato smaltato del volto.

Ai dipinti sono accostati alcuni gioielli, provenienti dalle collezioni del Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti e da quella del Bargello, a significare come anche l’accessorio prezioso si conformasse, nello stile e nei motivi geometrici e floreali, alle tendenze decorative in auge in quel tempo. Di particolare pregio sono due rari pendenti, in oro, cristalli e smalti opachi e la suggestiva spilla a forma di “ramo fiorito” di manifattura siciliana della seconda metà del Seicento, appartenenti al comodato di Carlo e Lucia Barocchi, come anche l’ornamento per abito con perle e diamante incastonato, di oreficeria austriaca usato al tempo a guarnizione degli abiti (Fig. 7). A testimonianza della coeva moda femminile del Seicento romano è poi il pregevole busto di Maria Cerri Capranica, di scultore seicentesco (una seconda versione del busto attribuito a Alessandro Algardi e conservato al J.P. Getty Museum di Los Angeles), che propone un ampio colletto bordato da punte arrotondate di raffinata esecuzione, a cornice di una collana di perle da cui pende un medaglione in rilievo legato da un piccolo nastro.

 

Dalla sala madornale si passa alle due salette espositive, tradizionalmente adibite a conservare le vetrine e le cassettiere della collezione di merletti e ricami del museo di Palazzo Davanzati. I due ambienti sono stati rinnovati per l’occasione della mostra e ospitano la sezione dedicata all’arte tessile.

Nella prima saletta si trova un raffinato esempio di arredo seicentesco ovvero un cuscino ricamato in argento dorato filato e riccio su una base di raso, di probabile manifattura milanese esposto assieme a un elegante lampasso in seta lanciato con coppie di pavoni e di aquile attorniati da foglie, melagrane e tralci (Fig. 8). Nello stesso ambiente viene poi presentato un raro giubbone da divisa del Bargello (Fig. 9), databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, in taffetà marezzato con inserti di merletto a fuselli sulle maniche, sulla vita, sulle spalle e sul dorso inferiore del tipo a “falsatura e punta”.

A testimoniare l’abbigliamento femminile è invece nella sala a seguire un’elegante camiciola femminile in filo di seta rossa, oro e argento del museo Stibbert, usata nell’intimità domestica e un paio di guanti nuziali in pelle chiara, forse di manifattura dei Paesi Bassi, caratterizzata da una fascia ricamata all’altezza dei polsi con simboli e emblemi allusivi all’amore e all’augurio di una feconda discendenza.

Nelle vetrine della sala si trovano poi tessuti provenienti dal Museo Civico d’arte di Modena e dalla collezione Franchetti del Museo del Bargello: in particolare un pregevole broccatello in raso di seta, classificato come coperta e risalente alla prima metà del XVII secolo, con un motivo a sviluppo verticale, tessuto a formare un vaso colmo di fiori e di foglie attorcigliate su cui poggiano uccelli e, una corona sottostante legata al vaso da rami ricurvi.

La mostra si conclude con un ampio campionario di disegni messi a confronto diretto con una selezione di merletti della collezione del Museo di Palazzo Davanzati riferibili al medesimo periodo storico (Fig. 10).