ISLAM E FIRENZE. IL RACCONTO DELLA MOSTRA / 6

Parte sesta: Giulio Franchetti e l’arte del tessuto

Museo: BARGELLO

 

Si è aperta la mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, una monumentale rassegna d’arte islamica visitabile nella doppia sede delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Nazionale del Bargello, dal 22 giugno al 23 settembre 2018.

Segui il nostro racconto in 6 parti ispirato dal catalogo della mostra e dai suoi autori:

 

Parte sesta: Giulio Franchetti e l’arte del tessuto 

Il Museo Nazionale del Bargello deve l’importanza e la ricchezza delle proprie collezioni, in fatto d’arte islamica, non solo a Louis Carrand ma anche alla figura del barone Giulio Franchetti (1840-1909), che  nel 1906 donò al museo la propria collezione di tessuti antichi, orientali ed europei, databili fra il Medioevo e il Settecento.

Il barone Franchetti è forse il massimo esponente di quella tipologia di collezionisti che potremmo chiamare “esclusivi”, cioè dediti ad una sola, totalizzante passione, coltivata e perseguita per un’intera vita, alla ricerca dei pezzi più scelti, più belli e più rari. Franchetti però non fu soltanto un esteta, appassionato di preziosi frammenti di civiltà lontane, evocativi di un lusso esotico la cui immagine si perde nella notte dei tempi, ma fu anche un attento studioso e un profondo conoscitore delle arti tessili. Egli concepì la propria collezione con intenti scientifici, di studio e di catalogazione, in un’epoca in cui ancora questi oggetti erano in via di riscoperta, e il mercato antiquario poteva riservare grandi sorprese e ottimi affari a chi pionieristicamente si avventurava nel campo – allora considerato “minore” – delle stoffe e dei tessuti antichi.

Giulio Franchetti riuscì dunque a raccogliere pezzi delle più diverse epoche e provenienze, e per questo la sezione islamica raccoglie pezzi di grande rarità come i frammenti di “panni tartarici” prodotti nel XIV secolo in Persia. Qui, i sovrani mongoli del regno ilkhanide, come sottolinea i catalogo Elisa Gagliardi Mangilli, nella capitale Tabriz (nell’attuale Azerbaigian) favorirono un nuovo, grandissimo sviluppo dell’arte islamica, in cui le arti tessili ebbero grande rilievo poiché i Mongoli, per le loro origini nomadi, “privilegiarono sempre quei manufatti di grande pregio che potevano essere facilmente trasportati e che grazie alla loro pregevole fattura costituivano un chiaro simbolo di potere, status ed esibizione di ricchezza”.

Splendide anche le sete cinquecentesche d’epoca safavide, dunque sempre di origine persiana, come il lampasso decorato con motivi animali e floreali, che nell’ambientazione riflettono l’antico concetto iranico del paradeison, il giardino regale ove il sovrano si dedica alla caccia, o quello, straordinario, che ha addirittura un motivo derivante dalla poesia classica persiana, quella storia di Layla e Majnun, considerati i Giulietta Romeo della letteratura persiana e, per la loro infelice storia d’amore dai risvolti tragici, sono tra i personaggi più popolari del Khamsa del poeta Nizami.

Clicca sulle immagini in alto per vedere le illustrazioni.

La mostra “Firenze e l’Islam” si chiude dunque presso il Museo Nazionale del Bargello nella sala dove si affrontano, in un reciproco omaggio, le grandi vetrine dedicate alle collezioni Carrand e Franchetti. Si tratta di un’occasione unica per apprezzare molti dei capolavori che hanno reso il Bargello una delle maggiori collezioni d’arte islamica in Italia, e che non sempre sono visibili: i tessuti, ad esempio, possono essere esposti solo per brevi periodi di tempo perché le loro brillanti cromie non siano danneggiate dall’esposizione alla luce. Si tratta però anche di un’occasione preziosa per scoprire o riscoprire le figure di quegli uomini che, guidati dal senso del bello e dal desiderio di conoscere, ci hanno tramandato un tesoro d’arte e cultura, contribuendo così col loro operato alla ricchezza inesauribile del nostro patrimonio.

 

Le parti del racconto:

Islam e Firenze       

Il racconto della Mostra in 6 parti

1. Parte:

Islam e Firenze, Islam a Firenze

2. Parte: 

Firenze «a la domaschina», tra Uffizi e Bargello

3. Parte:

Stefano Bardini e i tappeti orientali

4. Parte:

Frederick Stibbert e la sua «sala moresca»

5. Parte:

Louis Carrand e la sua grande donazione

6. Parte:

Giulio Franchetti e l'arte del tessuto

 

Per approfondimenti: Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, catalogo della mostra (Firenze, Gallerie degli Uffizi – Museo Nazionale del Bargello), a cura di G. Curatola, con saggi di A. Boralevi, G. Curatola, A. Diana, E. Gagliardi Mangilli, C. P. Haase, M. Marini, M. Merlo, C. Schmidt Arcangeli, M. Spallanzani, Firenze, Giunti Editore, 2018