ISLAM E FIRENZE. IL RACCONTO DELLA MOSTRA / 5

Parte quinta: Louis Carrand e la sua grande donazione

Museo: BARGELLO

 

Si è aperta la mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, una monumentale rassegna d’arte islamica visitabile nella doppia sede delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Nazionale del Bargello, dal 22 giugno al 23 settembre 2018.

Segui il nostro racconto in 6 parti ispirato dal catalogo della mostra e dai suoi autori:

 

Parte quinta: Louis Carrand e la sua grande donazione

 “Il Bargello, non è un’esagerazione, fu al centro di tutto questo” – afferma il curatore della mostra, prof. Giovanni Curatola – al centro cioè di quella cruciale fase a cavallo tra Otto e Novecento in cui Firenze fu uno dei centri più vitali per lo studio, il commercio e il collezionismo di opere islamiche.

In questo clima, infatti, fu al Museo Nazionale del Bargello che si venne a creare il più grande rassemblement di oggetti d’arte islamica dell’epoca, principalmente grazie alla donazione che nel 1888 fece l’antiquario lionese Louis Carrand (1821-1889), che con il padre Jean-Baptiste aveva messo insieme una grande collezione di arti decorative di età medioevale e moderna.

Sembra che Carrand si risolvesse a questa importante donazione in odio al proprio paese natale, la Francia, e alla sua Terza Repubblica, ma ciò che è più importante è che l’arrivo della sua collezione di più di tremila pezzi trasformò il Bargello, fondato appena vent’anni prima, in un grande museo di livello internazionale non solo per la scultura del Rinascimento, ma anche per le arti decorative, secondo i più aggiornati interessi culturali europei del momento.

Nella raccolta Carrand, vasta e ricca di pezzi molto rari e scelti con grande senso della qualità, gli oggetti d’arte islamica spiccano sia per numero che per varietà, e da soli parlano di una sicurezza nel gusto e di un’acutezza nell’occhio che lasciano stupiti anche gli esperti d’arte islamica. Ecco dunque apparire in mostra rari avori come il cofanetto omayyade del X secolo, proveniente dalla Spagna, con montatura rinascimentale in argento e pietre semi-preziose, oppure splendidi metalli ageminati come la brocca (o mesciroba) mamelucca del XIV secolo, in ottone battuto e ageminato in oro e argento, recante il nome di un sultano rasulide yemenita e un’iscrizione nel miglior stile thuluth e medaglioni circolari arabescati e con volo d’uccelli. Ecco poi comparire lussuose stoffe ottomane, persiane ed indo-portoghesi, e infine la lampada da moschea in vetro smaltato, anch’essa risalente all’Egitto mamelucco e recante il nome dell’emiro che la commissionò.

Clicca sulle immagini in alto per vedere questi meravigliosi oggetti: non si può che nuovamente convenire con Giovanni Curatola, quando trova che nella collezione Carrand d’arte islamica si rispecchia alla perfezione “l’idea di opulenza, lusso, ricercatezza che tanto ha contribuito a creare l’idea di un Oriente magico, misterioso, in una parola «esotico» […], assolutamente in linea con la visione veicolata dalle Mille e una notte, magari nella versione illustrata da Gustave Doré”.

La prossima e ultima puntata sarà dedicata all’altro grande collezionista che ha reso il Bargello un vero scrigno delle arti dell’Islam, il barone Giulio Franchetti.

 

Le parti del racconto:

Islam e Firenze       

Il racconto della Mostra in 6 parti

1. Parte:

Islam e Firenze, Islam a Firenze

2. Parte: 

Firenze «a la domaschina», tra Uffizi e Bargello

3. Parte:

Stefano Bardini e i tappeti orientali

4. Parte:

Frederick Stibbert e la sua «sala moresca»

5. Parte:

Louis Carrand e la sua grande donazione

6. Parte:

Giulio Franchetti e l'arte del tessuto

 

Per approfondimenti: Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, catalogo della mostra (Firenze, Gallerie degli Uffizi – Museo Nazionale del Bargello), a cura di G. Curatola, con saggi di A. Boralevi, G. Curatola, A. Diana, E. Gagliardi Mangilli, C. P. Haase, M. Marini, M. Merlo, C. Schmidt Arcangeli, M. Spallanzani, Firenze, Giunti Editore, 2018