ISLAM E FIRENZE. IL RACCONTO DELLA MOSTRA / 3

Parte terza: Stefano Bardini e i tappeti orientali

Museo: BARGELLO

 

Si è aperta la mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, una monumentale rassegna d’arte islamica visitabile nella doppia sede delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Nazionale del Bargello, dal 22 giugno al 23 settembre 2018.

Segui il nostro racconto in 6 parti ispirato dal catalogo della mostra e dai suoi autori:

 

Parte terza: Stefano Bardini e i tappeti orientali

Chi sono dunque i quattro grandi collezionisti che nell’Ottocento arricchirono Firenze di meraviglie islamiche? Li scopriremo uno ad uno in questa e nelle prossime puntate, in ideale contrappunto al percorso della mostra al Bargello.

Alcuni di loro si caratterizzarono per la spiccata sensibilità e un fiuto particolare per alcuni speciali generi artistici, come fu certamente il caso dei tappeti orientali raccolti da Stefano Bardini (1836-1922), esposti nella prima sala della mostra. Stefano Bardini fu certamente un antiquario a tutto tondo, non a caso famoso come il “principe degli antiquari” che da Firenze dominò il mercato artistico mondiale a cavallo fra Otto e Novecento – ma sui tappeti islamici fu addirittura un precursore.

Alberto Boralevi in catalogo ricorda che secondo la figlia Emma, “la decisione di dedicarsi completamente all’attività di mercante d’arte fu presa dal Bardini dopo aver concluso un fantastico affare, avendo ritrovato e acquistato per poche lire uno straordinario tappeto antico in seta nelle cantine del palazzo Torrigiani, che riuscì poco dopo a vendere per una cifra all’epoca ritenuta altissima al barone Adolphe de Rothschild a Parigi”.

Quel tappeto, tempestato di figure impegnate in scene di caccia, è uno dei pochissimi tappeti Kashan persiani della metà del Cinquecento di grandi dimensioni che si siano conservati, ed è oggi un vanto del Museum of Fine Arts di Boston. In mostra al Bargello è invece possibile vedere uno dei due tappeti che Bardini acquistò dalla famiglia Capponi e che si trovano oggi al Metropolitan Museum of Art di New York, con splendide raffigurazioni di animali selvaggi e, al centro, un convito di uomini in piacevole conversazione.

Anche Wilhelm von Bode, l’allora direttore dei Musei dei Berlino, e importante studioso del genere, fu assiduo cliente di Bardini anche per gli splendidi tappeti che sapeva estrarre dai palazzi delle famiglie nobiliari fiorentine, le quali probabilmente dovevano possederli da secoli, visto il grande commercio di tappeti orientali vivo a Firenze fin dal Rinascimento.

Molti furono anche i tappeti che rimasero nella collezione privata di Stefano Bardini e che oggi, dopo lunghe vicende ereditarie, costituiscono la più grande raccolta di tappeti di proprietà pubblica in Italia, divisa tra il Museo Stefano Bardini di Firenze e la Villa Medicea di Cerreto Guidi (FI), entrambi importanti prestatori della mostra: dal Museo Stefano Bardini è giunto ad esempio lo straordinario frammento di quello che dovette essere un gigantesco tappeto mamelucco, realizzato in Egitto tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, considerato tra i più belli del suo genere.

Clicca sulle immagini in alto per vedere le illustrazioni, mentre, nella prossima puntata, leggi il focus sull’eccentrico anglo-fiorentino Frederick Stibbert.

 

Le parti del racconto:

Islam e Firenze       

Il racconto della Mostra in 6 parti

1. Parte:

Islam e Firenze, Islam a Firenze

2. Parte: 

Firenze «a la domaschina», tra Uffizi e Bargello

3. Parte:

Stefano Bardini e i tappeti orientali

4. Parte:

Frederick Stibbert e la sua «sala moresca»

 

Per approfondimenti: Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, catalogo della mostra (Firenze, Gallerie degli Uffizi – Museo Nazionale del Bargello), a cura di G. Curatola, con saggi di A. Boralevi, G. Curatola, A. Diana, E. Gagliardi Mangilli, C. P. Haase, M. Marini, M. Merlo, C. Schmidt Arcangeli, M. Spallanzani, Firenze, Giunti Editore, 2018