UN INCONTRO DI SGUARDI TRA GIAN LORENZO BERNINI E COSTANZA BONARELLI

L'autoritratto di Bernini in mostra al Bargello

La Sala del Medagliere del Museo Nazionale del Bargello ospita in questi giorni due opere di Gian Lorenzo Bernini: due “ritratti parlanti”, un olio su tela e un busto in marmo, che invitano il visitatore a meditare sullo stretto dialogo che intercorre tra pittura e scultura nella produzione del massimo esponente del barocco romano.

Al tempo stesso le due opere, una al fianco dell’altra, faranno rivivere l’affascinante liason intercorsa tra l’artista, Bernini, e la sua musa, Costanza Bonarelli.

Grazie a una collaborazione con la Galleria Borghese di Roma l’Autoritratto maturo di Bernini, viene eccezionalmente esposto al Museo del Bargello. Il dipinto “dialogherà” con la scultura in cui lo stesso Bernini ha ritratto Costanza Bonarelli, per proseguire nell’arte una relazione cominciata nella vita.

Gian Lorenzo Bernini realizzò la celeberrima Costanza Bonarelli, una delle sue opere più originali, non su commissione, ma per sé stesso, come vero e proprio atto d’amore per la sua musa prediletta e amante.

Il volto della donna, animato da uno sguardo ipnotico, è incorniciato da una folta capigliatura lievemente scomposta. La bocca dischiusa è tipica dei cosiddetti “ritratti parlanti” scolpiti da Bernini negli anni trenta del Seicento, ma la sensualità di Costanza, con la camicia aperta a farne scorgere un lato più intimo, costituisce una novità assoluta rispetto alle convenzioni del ritratto femminile dell’epoca.

Esposta nell’atelier del Bernini, la Costanza Bonarelli, entrò nelle collezioni medicee granducali intorno al 1646 e fu quindi traferita al Bargello nel 1865.

Nell’Autoritratto, realizzato dall’artista alla fine degli anni trenta, si dimostra la profonda meditazione sulla pittura dei contemporanei rielaborata, tuttavia, in uno stile pittorico assolutamente autonomo. Concepito con tensione psicologica pari al ritratto di Costanza e condotto con rapide pennellate, palesa la grande perizia raggiunta dall’artista nel controllo magistrale della luce.  Affascinante, ma priva di fondamento storico, l'ipotesi di una concezione in forma “autoritratto doppio” con una tela più ampia, poi tagliata, che includeva l'effige della Bonarelli.

Il dipinto del Bernini, proveniente dalla collezione della Galleria Borghese di Roma, sarà esposto al Museo del Bargello fino al prossimo 20 maggio.